Bella
edizione questa del 2004! Una inattesa e quantomai
inopportuna nevicata ha fatto temere il peggio alle
luci dell' alba del sabato, ed in effetti qualche
espositore in ritardo e molti visitatori sembravano
avere disertato il consueto appuntamento annuale con
Automotoretro'. Presto, per fortuna, le preoccupazioni
scemano ed i visitatori cominciano ad affluire al
Lingotto, mentre il tempo sembra ravvedersi, migliorando
decisamente nel primo pomeriggio.
La manifestazione accoglie i visitatori con una bellissima
esposizione di vetture Abarth disposte sul perimetro
di una vasta area rettangolare su una moquette rossa
e gialla ........ i colori ufficiali! Bellissime le
vetture, dalle mitiche "500" elaborate alle
vetture da record. (Andate alla pagina delle fotografie
dove vi potrete lucidare gli occhi).
Come tutti gli anni ricca la partecipazione di Club
e Scuderie che offrono i propri consigli a chi si
affaccia al mondo del collezionismo d' epoca.
Ovviamente, giocando in casa, le aree della Fiat e
Lancia sono le più grosse ed, insieme all'
ASI, presentano alcuni interessanti pezzi. In particolare,
bella la presentazione presso il Lancia Club di una
formazione a stella di sei Aurelia B24 spider con
a laso, su di uno schermo al plasma, la proiezione
del mitico film "Il Sorpasso".
Sempre presente la Polizia di Stato e, poco distante
l' annuale rassegna di moto con una bella panoramica
su circa un secolo di vita delle due ruote.
Area
Tematica: Carlo Abarth ed i 55 anni della sua Azienda
Per
milioni di automobilisti italiani degli Anni Cinquanta
e Sessanta il nome Abarth è stato sinonimo
di marmitta speciale per dare brio alle utilitarie
Fiat: molti sicuramente non sapevano chi fosse o addirittura
non pensavano ad una persona in particolare.
In
realtà Carlo Abarth ha fatto molto di più
anche se la produzione delle marmitte col suo nome
è stata una attività importante sul
piano economico che lo ha aiutato a finanziare le
altre sue realizzazioni.
Questo
tecnico, nato a Vienna il 15 novembre 1908 sotto il
segno dello scorpione (che aveva poi adottato come
marchio di fabbrica per le sue auto), aveva optato
per la cittadinanza italiana nel 1918 perché
il padre era di Merano che come si sa faceva parte
del Tirolo austriaco fino alla prima Guerra Mondiale.
Ed infatti lui rappresentava una bella unione tra
la precisione teutonica, quando si trattava di lavoro,
ed il saper vivere italiano. Ha conservato fino alla
fine il caratteristico accento dei tedeschi che parlano
bene l'italiano e lo si sentiva quando dispensava
consigli come 'Foi dofete cambiare le candele altrimenti
foi bucate i pistoni". E conveniva ascoltarlo.
Era
un tecnico molto capace, specialista nella messa a
punto dei motori, ed aveva iniziato con quelli da
motocicletta studiando e imparando praticamente da
solo e con la pratica. Aveva anche corso in motocicletta
ma nel 1939 rimase vittima di un grave incidente che
lo obbligò a rinunciare alle corse. In quella
occasione si trasferì in Jugoslavia per dirigere
un'officina meccanica rientrando però a Mérano
a guerra finita. Grazie ai suoi contatti con i vari
tecnici austriaci dei gruppo Porsche, in particolare
Rudolf Hruska, gli venne affidata la rappresentanza
in Italia della marca quando la stessa iniziava la
sua espansione da ufficio studi a fabbrica di automobili
vera e propria e fino a quando non venne aperta una
vera concessionaria. Nell'ambito di questo incarico
venne a Torino nel 1946 per realizzare il progetto
della monoposto disegnata a Stoccarda dai tecnici
dello studio Porsche. Come logica conseguenza venne
nominato direttore tecnico e sportivo della neonata
Cisitalia di Piero Dusio, che aveva appunto acquistato
il progetto della straordinaria monoposto progettata
dalla Porsche (motore a 12 cilindri contrapposti,
1500 cm3 sovralimentato per arrivare alla potenza
di 400 CV, trazione integrale con inserimento di quella
anteriore comandata dal pilota, cambio preselettivo).
Quando
l'ambizioso progetto Cisitalia ebbe fine Carlo Abarth
fondò l'azienda con il suo nome il 15 aprile
del 1949 e vi rimase a capo fino al 31 luglio dei
1971 quando la cedette alla Fiat di cui divenne il
reparto corse rimanendo nella sua sede classica di
corso Marche 38.
Durante
i 22 anni di attività ha realizzato una quantità
notevole di modelli sportivi ottenuti elaborando le
Fiat oppure con progetti originali, come quelli per
i record di velocità e durata. Ha avuto il merito
di aprire ai giovani lo sport dell'automobile, grazie
ai suoi modelli il cui costo era contenuto:
in lire degli
Anni Cinquanta e Sessanta si partiva dalle poche decine
di migliaia per una "marmitta' che non aumentava
più di tanto la potenza ma dava l'illusione di
avere il suono di una vera macchina da corsa. Con qualche
centinaio di mila lire si potevano già acquistare
dei "kit' che permettevano di guadagnare qualche
decina di cavalli, un bel risultato per le utilitarie
di allora.
Il suo sogno più grandioso fu quello di entrare
nella classe delle "grandi " vetture sport
prototipo costruendo una macchina con motore a 12 cilindri
orizzontali e contrapposti di 6 litri di cilindrata
e 600 CV. Era la T 140 progettata nel 1966 ed in fase
avanzata di costruzione quando un cambio di regolamento
dimezzò la cilindrata delle sport prototipo,
cioè delle vetture di cui non era necessario
costruire una serie. Abarth ci rimase malissimo ed il
progetto fu abbandonato: un vero peccato perché
il motore già pronto è andato disperso
così come la maquette della vettura ed il telaio.
E'
rimasto qualche tempo come consulente per la sua Azienda
presso il gruppo Fiat e si è poi ritirato negli
ultimi anni. E' morto il 24 ottobre dei 1978 ancora
sotto i I segno dello scorpione. Un destino.