Automotoretro'
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Edizione 2009
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Miscellanea
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Edizione 2004

 
Introduzione

Bella edizione questa del 2004! Una inattesa e quantomai inopportuna nevicata ha fatto temere il peggio alle luci dell' alba del sabato, ed in effetti qualche espositore in ritardo e molti visitatori sembravano avere disertato il consueto appuntamento annuale con Automotoretro'. Presto, per fortuna, le preoccupazioni scemano ed i visitatori cominciano ad affluire al Lingotto, mentre il tempo sembra ravvedersi, migliorando decisamente nel primo pomeriggio.
La manifestazione accoglie i visitatori con una bellissima esposizione di vetture Abarth disposte sul perimetro di una vasta area rettangolare su una moquette rossa e gialla ........ i colori ufficiali! Bellissime le vetture, dalle mitiche "500" elaborate alle vetture da record. (Andate alla pagina delle fotografie dove vi potrete lucidare gli occhi).
Come tutti gli anni ricca la partecipazione di Club e Scuderie che offrono i propri consigli a chi si affaccia al mondo del collezionismo d' epoca.

Ovviamente, giocando in casa, le aree della Fiat e Lancia sono le più grosse ed, insieme all' ASI, presentano alcuni interessanti pezzi. In particolare, bella la presentazione presso il Lancia Club di una formazione a stella di sei Aurelia B24 spider con a laso, su di uno schermo al plasma, la proiezione del mitico film "Il Sorpasso".
Sempre presente la Polizia di Stato e, poco distante l' annuale rassegna di moto con una bella panoramica su circa un secolo di vita delle due ruote.

Area Tematica: Carlo Abarth ed i 55 anni della sua Azienda

Per milioni di automobilisti italiani degli Anni Cinquanta e Sessanta il nome Abarth è stato sinonimo di marmitta speciale per dare brio alle utilitarie Fiat: molti sicuramente non sapevano chi fosse o addirittura non pensavano ad una persona in particolare.
In realtà Carlo Abarth ha fatto molto di più anche se la produzione delle marmitte col suo nome è stata una attività importante sul piano economico che lo ha aiutato a finanziare le altre sue realizzazioni.
Questo tecnico, nato a Vienna il 15 novembre 1908 sotto il segno dello scorpione (che aveva poi adottato come marchio di fabbrica per le sue auto), aveva optato per la cittadinanza italiana nel 1918 perché il padre era di Merano che come si sa faceva parte del Tirolo austriaco fino alla prima Guerra Mondiale. Ed infatti lui rappresentava una bella unione tra la precisione teutonica, quando si trattava di lavoro, ed il saper vivere italiano. Ha conservato fino alla fine il caratteristico accento dei tedeschi che parlano bene l'italiano e lo si sentiva quando dispensava consigli come 'Foi dofete cambiare le candele altrimenti foi bucate i pistoni". E conveniva ascoltarlo.

Era un tecnico molto capace, specialista nella messa a punto dei motori, ed aveva iniziato con quelli da motocicletta studiando e imparando praticamente da solo e con la pratica. Aveva anche corso in motocicletta ma nel 1939 rimase vittima di un grave incidente che lo obbligò a rinunciare alle corse. In quella occasione si trasferì in Jugoslavia per dirigere un'officina meccanica rientrando però a Mérano a guerra finita. Grazie ai suoi contatti con i vari tecnici austriaci dei gruppo Porsche, in particolare Rudolf Hruska, gli venne affidata la rappresentanza in Italia della marca quando la stessa iniziava la sua espansione da ufficio studi a fabbrica di automobili vera e propria e fino a quando non venne aperta una vera concessionaria. Nell'ambito di questo incarico venne a Torino nel 1946 per realizzare il progetto della monoposto disegnata a Stoccarda dai tecnici dello studio Porsche. Come logica conseguenza venne nominato direttore tecnico e sportivo della neonata Cisitalia di Piero Dusio, che aveva appunto acquistato il progetto della straordinaria monoposto progettata dalla Porsche (motore a 12 cilindri contrapposti, 1500 cm3 sovralimentato per arrivare alla potenza di 400 CV, trazione integrale con inserimento di quella anteriore comandata dal pilota, cambio preselettivo).
Quando l'ambizioso progetto Cisitalia ebbe fine Carlo Abarth fondò l'azienda con il suo nome il 15 aprile del 1949 e vi rimase a capo fino al 31 luglio dei 1971 quando la cedette alla Fiat di cui divenne il reparto corse rimanendo nella sua sede classica di corso Marche 38.

Durante i 22 anni di attività ha realizzato una quantità notevole di modelli sportivi ottenuti elaborando le Fiat oppure con progetti originali, come quelli per i record di velocità e durata. Ha avuto il merito di aprire ai giovani lo sport dell'automobile, grazie ai suoi modelli il cui costo era contenuto: in lire degli Anni Cinquanta e Sessanta si partiva dalle poche decine di migliaia per una "marmitta' che non aumentava più di tanto la potenza ma dava l'illusione di avere il suono di una vera macchina da corsa. Con qualche centinaio di mila lire si potevano già acquistare dei "kit' che permettevano di guadagnare qualche decina di cavalli, un bel risultato per le utilitarie di allora.
Il suo sogno più grandioso fu quello di entrare nella classe delle "grandi " vetture sport prototipo costruendo una macchina con motore a 12 cilindri orizzontali e contrapposti di 6 litri di cilindrata e 600 CV. Era la T 140 progettata nel 1966 ed in fase avanzata di costruzione quando un cambio di regolamento dimezzò la cilindrata delle sport prototipo, cioè delle vetture di cui non era necessario costruire una serie. Abarth ci rimase malissimo ed il progetto fu abbandonato: un vero peccato perché il motore già pronto è andato disperso così come la maquette della vettura ed il telaio.

E' rimasto qualche tempo come consulente per la sua Azienda presso il gruppo Fiat e si è poi ritirato negli ultimi anni. E' morto il 24 ottobre dei 1978 ancora sotto i I segno dello scorpione. Un destino.

Gianni Rogliatti

 
 
 
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